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      A La notizia del GiornoA Scelta della RedazioneWiki Meteo

      Jet Stream, perché è importante nelle previsioni meteo

      Antonio Lombardi
      Antonio Lombardi
      Pubblicato: 14 Luglio 2026 18:15
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      5 Min Read
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      Contents
      • Jet Stream, il fiume di vento che governa il meteo in ogni stagione
        • Dove nasce e come funziona
        • Il getto che “ondeggia”: dal gelo invernale alle estati bloccate
        • Una lezione da tenere a mente

      Jet Stream, il fiume di vento che governa il meteo in ogni stagione

      A quasi dieci chilometri sopra le nostre teste scorre un fiume. Non d’acqua, ovviamente, ma di vento. Si chiama jet stream, in italiano corrente a getto, ed è una fascia relativamente stretta di venti fortissimi che trascina enormi masse d’aria da ovest verso est, condizionando il tempo su mezzo pianeta. E attenzione: non è una faccenda che riguarda solo gli inverni. Il getto lavora dodici mesi l’anno, e quando cambia umore lo fa in qualsiasi stagione.

       

      Dove nasce e come funziona

      Le correnti a getto si formano tra i 9 e i 16 chilometri di quota, appena sotto la tropopausa, quel confine invisibile che separa la troposfera – lo strato dove viviamo e dove accade tutto il meteo – dalla stratosfera. Il meccanismo, in fondo, è semplice: dove due masse d’aria con temperature molto diverse si toccano, lì il vento accelera. Il caso più classico è il confine tra l’aria gelida della regione polare e quella più tiepida che staziona a sud. Più il contrasto termico è marcato, più il getto corre veloce e dritto.

      E quando corre dritto, le cose filano lisce. Le perturbazioni atlantiche seguono binari ordinati, il freddo artico resta al suo posto, le stagioni di Europa e Nord America scorrono senza troppi scossoni.

       

      Il getto che “ondeggia”: dal gelo invernale alle estati bloccate

      Il problema nasce quando il flusso perde compattezza. Il Riscaldamento Globale sta scaldando l’Artico a un ritmo molto più rapido rispetto alle medie latitudini, e questo riduce proprio quel contrasto di temperatura che tiene in tensione la corrente. Risultato: il getto rallenta, si piega, comincia a disegnare ampie onde. Gli scienziati parlano di “wandering jet stream”, un getto vagabondo, per l’appunto.

      D’inverno la conseguenza è nota: le saccature – le grandi pieghe verso sud del flusso – permettono a fronti freddi di origine artica di sprofondare fin nel cuore delle medie latitudini, portando gelo e nevicate da record che insistono per settimane.

      Ma d’estate? Il copione cambia attori, non regia. Un getto lento e ondulato favorisce i cosiddetti blocchi atmosferici: configurazioni in cui un anticiclone, o una depressione, resta letteralmente inchiodato sulla stessa area perché il flusso che dovrebbe spazzarlo via non ha più la forza di farlo. Se sotto l’onda si incastra una cupola di alta pressione, ecco l’ondata di calore che non molla, con temperature oltre i 40°C, notti tropicali, suoli che si spaccano per la siccità. Se invece a bloccarsi è una goccia fredda, le piogge battono per giorni sugli stessi bacini, e il rischio alluvionale schizza verso l’alto. Le grandi ondate di caldo europee degli ultimi anni, così come certe alluvioni improvvise, portano quasi sempre questa firma.

      Per l’Italia, stretta nel Mediterraneo, il discorso vale doppio. Un blocco estivo può trasformare Luglio in una fornace di settimane, mentre in autunno la stessa dinamica alimenta piogge torrenziali concentrate su aree ristrette. Primavera e autunno, del resto, non fanno eccezione: gelate tardive e caldi anomali fuori stagione nascono dagli stessi meandri del getto.

       

      Una lezione da tenere a mente

      C’è un paradosso che vale la pena sottolineare: un pianeta mediamente più caldo produce, a tratti, eccessi in entrambe le direzioni. Non è una contraddizione, è fisica dell’atmosfera. Il getto vagabondo mescola le carte in ogni stagione, e il meteo delle medie latitudini diventa meno prevedibile, più nervoso, più incline a fermarsi sugli estremi. In effetti, capire come evolverà la corrente a getto nei prossimi decenni è una delle grandi sfide della climatologia moderna. Perché lassù, a dieci chilometri di quota, si scrive buona parte del tempo che troveremo aprendo la finestra, in Gennaio come in pieno Agosto.

       

      Credit

      • NOAA – National Oceanic and Atmospheric Administration
      • NASA Earth Observatory
      • Polarpedia – European Polar Board
      • Met Office
      • Nature Climate Change
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